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Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi: Gli anni delle meraviglie

7 Mar , 2014,
ICM
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L’Istituto di Cultura Meridionale ha avuto il piacere e l’onore di ospitare il critico d’arte Vittorio Sgarbi per la presentazione a Napoli del suo nuovo libro.

Ad introdurlo c’è il “padrone di casa” Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale: “Oggi con Vittorio Sgarbi suggelliamo un ulteriore anno ricco di successi e di grandi presenze qui all’Istituto di Cultura Meridionale tra cui il professor Antonino Zichichi, il sociologo Domenico De Masi, il filoso Aldo Masullo. Voglio poi ricordare la grande mostra d’arte internazionale che abbiamo organizzato a Castel dell’Ovo e tante presentazioni di libri e dibattiti. Credo che l’incontro odierno sia il più atteso e il più significativo.”

Il libro presentato oggi è “Gli anni delle Meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo” edito da Bompiani, è l’ultimo lavoro realizzato dal critico e storico d’arte ferrarese. “Il lavoro di Vittorio Sgarbi – ha continuato Famiglietti – ripercorre il periodo più produttivo e florido di un secolo che va dal Quattrocento al Cinquecento, il cosiddetto periodo rinascimentale. Mi fa piacere evidenziare che Vittorio fin da giovanissimo è stato in un continuo movimento alla ricerca del bello e della cultura. Con la sua Lambretta andava a visitare le varie chiese e musei e successivamente con la sua Volkswagen ha percorso “milioni” di chilometri sempre alla riscoperta di palazzi storici, di musei minori, delle chiese più nascoste, di residenze private, di una statua, di un affresco da scoprire. La ricerca e la cultura del bello porta con sé dei valori che se presi a modello della propria vita e di quella di una comunità intera possono guidarla come stella polare nel buio e nel caos dei nostri tempi. Questo è il grande merito di Vittorio Sgarbi”.

Dopo le belle parole del Presidente Famiglietti ha iniziato il suo intervento Vittorio Sgarbi: “L’anno delle meraviglie è il secondo di quattro volumi – ha spiegato – che seguono un percorso assolutamente tradizionale. Ho messo insieme quello che non si conosce, salvo per rarissime eccezioni, della grande storia dell’arte italiana.

Il primo volume, “il tesoro d’Italia”, partiva da Cimabue e finisce ai primi del Quattrocento. Questo riprende con Piero della Francesca e va avanti fino a Pontormo. Il prossimo andrà fino a Caravaggio e ai caravaggeschi. L’ultimo andrà da metà Seicento fino a Canova.

Questo libro tenta di dare degli strumenti di conoscenza elementare, naturalmente con scelte sofisticate di opere belle non conosciute ma anche conosciute, con dei commenti che vogliono essere un invito a vederle.

È quindi un’operazione pedagogica per chi finalmente vuole vedere quello che a scuola non gli hanno insegnato”. Questo è stato l’intervento di Sgarbi prima che iniziasse poi a commentare una serie di opere trattate nel suo libro le cui immagini sono state proiettate su uno schermo. Ha esordito chiedendo ai numerosi presenti: “Qualcuno di voi conosce Cristoforo Scacco?”. Nel silenzio della platea ha aggiunto: “Non lo cito a casa perchè è un genio della pittura italiana. Dove lavora? A Napoli. È un pittore veronese la cui formazione deriva da Mantegna.

È celebre perché ha dipinto un trittico con l’Annunciazione che è uno dei capolavori del Rinascimento. Problema: l’opera non si può vedere perché sta a Fondi, chiusa a chiave in una cappella di cui nessuno tiene le chiave”.

La carrellata è continuata con opere di pittori poco conosciuti, o più noti quali Antonello da Messina, Piermatteo D’Amelia, Benedetto Bonfiglio, Carlo Crivelli, Lorenzo Lotto, Vittore Carpaccio, Giovanni Bellini, Jacopo Carucci noto come Pontormo.

Nel cordo dell’incontro Sgarbi ha raccontato anche cose che non riguardano strettamente il libro, ma il “disordine del mondo”, come lui stesso lo ha definito.

“Viviamo in un mondo di pazzi e la città di Napoli è un emblema di quanto questo mondo sia strano. Oggi più che mai accadono cose assurde in ogni ambito, dal sociale al politico, che spingono l’Italia sempre più in basso. Da questa triste constatazione nasce la mia voglia di descrivere il momento italiano più alto e fervido d’invenzioni della storia umana.

Per ridare un senso all’Italia, bisogna prima imparare a conoscerla. Solo conoscendola realmente, il suo valore diverrà chiaro nel suo essere innegabile. Napoli, ad esempio, dovrebbe avere una gloria che non ha. Dovrebbe essere considerata per il suo inestimabile valore da tutti, ma purtroppo questo non accade. La colpa di chi è? Non dei napoletani, ma della pubblicità del male che tanto piace agli italiani da qualche anno a questa parte”, ha detto lo storico d’arte.

Con “pubblicità del male”, Sgarbi si riferisce all’esibizione costante che i media riservano ai fatti di cronaca; nel caso di Napoli, al fatto che per anni della città partenopea si è discusso solo in riferimento alla questione “monnezza”, oscurandone tutte le bellezze.

Questa sorta di compiacimento dell’orrore ha senza dubbio deteriorato l’immagine della città agli occhi di tutti, ma per Sgarbi essa è ancora in piena crisi anche a causa delle sue scelte politico-amministrative.

Resta comunque forte il legame di Sgarbi con la città di Napoli della quale si dichiara innamorato definendola: “Una Circe rivolta al peccato al punto che persino il cardinale Sepe credo abbia difficoltà”.

In chiusura, riprende parola l’avv. Gennaro Famiglietti annuncindo che nel 2015 ci sarà il primo premio Napoli-San Gennaro. “Questo riconoscimento, cha ha avuto anche il sostegno del Cardinale Sepe – ha spiegato – tende a raccogliere le opere rappresentate e disegnate da pittori internazionali attraverso la figura di San Gennaro o una sua scena. A marzo, poi, è prevista all’Istituto la presenza di un premio Nobel”.

 

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