Mar
12
gio
2015
Doriana Martini – “Prigionieri di noi stessi” @ Istituto di Cultura Meridionale
Mar 12@18:00
Doriana Martini - "Prigionieri di noi stessi" @ Istituto di Cultura Meridionale | Napoli | Campania | Italia

Presentazione del nuovo libro di Doriana Martini: “Prigionieri di noi stessi”. Introduce e coordina l’evento l’Avv. Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale.

Che cos′è un “divieto di avvicinamento”? Perché l’amore grande di una donna può tramutarsi nella paura e nell’allontanamento per via giudiziaria dell’altro, l’uomo con il quale si è avuto un figlio e condiviso innumerevoli gioie e dolori? E poi, come può il detto “parenti serpenti” arrivare a spingersi fino a voler distruggere un figlio naturale, nato indesiderato e, come tale, identificato per tutta la sua esistenza come un capro espiatorio? Perché in una famiglia normale e benestante c′è così tanto bisogno di sfogare le proprie frustrazioni sulla presunta pecora nera della famiglia, il brutto anatroccolo, su cui concentrare il disprezzo paterno e l’odio viscerale di una sorella adottiva, Consuelo – di evidenti origini brasiliane – che si è vista defraudare del monopolio dell′affetto genitoriale a causa di quella nascita imprevista?

Il bellissimo racconto dell′avvocato Doriana Martini dal titolo “Prigionieri di noi stessi” (Graus Editore) costruisce una trama complessa, fortemente emotiva e coinvolgente sulla storia di due nuclei strettamente imparentati, definiti rispettivamente “I giovani e i vecchi Roncorones”. La famiglia di tre persone del figlio Saro, con la moglie Linda e il bellissimo figlio Antonello, oggetto di strenua contesa tra nonni e genitori, con i primi che faranno ricorso a colpi proibiti, per giustizia interposta, cercando di ottenere l′affidamento esclusivo del nipote, per supposta indegnità dei suoi genitori naturali. E gli altri, i “vecchi”, Matilde ed Ezio. Lui, con una leggera forma di balbuzie, afflitto da un complesso edipico mai risolto con la figlia adottiva Consuelo, risultata sterile a causa di una non meglio specificata malattia. E, allora, è tutto un sovrapporsi di ulceranti analisi psicologiche che, attraverso lo strumento para-giuridico del ripudio paterno, si spingeranno fino all′ipotesi dell′innaturale sostituzione della paternità di Saro – da parte di Ezio – per consegnare Antonello, nipote amatissimo, alle cure amorevoli di Consuelo.

E Saro, nel suo processo di autodistruzione attraverso l′alcool, si renderà complice inconsapevole di questa strategia che lo allontanerà perfino da una splendida moglie, costringendolo a vedere suo figlio in un luogo protetto ed a fuggire lontano, lontanissimo, per provare a liberarsi del suo mostro interiore. Il racconto, davvero coinvolgente, ha un retrogusto autobiografico dato che la protagonista è un avvocato donna, Livia, penalista e titolare di uno studio ben avviato. È lei che viene catturata nella tela del ragno dei due maschi Roncorones senza, però, lasciarsi emotivamente deprivare dall′inaccettabile realtà che, gradualmente, le si svela e la costringe ad assecondare di malavoglia l′incarico di predisporre il ricorso dei “vecchi” contro la negazione da parte dei “giovani” del loro diritto di nonni di vedere il bambino.

Il tessuto narrativo è intriso di umanità viva, palpitante come un cuore in costante allarme, vigile, speranzoso ed eternamente scosso da tremori e timori in cui amore, pentimento, odio e vendetta si avvicendano come serventi premurosi nel giorno degli sponsali. E Livia è parte, protagonista e, infine, risolutrice felice e positiva dei giochi dolorosi in cui si intrecciano i fili che annodano le vite e le storie dei personaggi. Le menzogne e le malvagità, in continuo divenire, le trapassano l′anima come i fili dell′ago di una fattucchiera che la scruta arcigna da lontano, dalle spiagge brasiliane di Copacabana alla luce fioca dei suoi riti magici “Candomblé”. Livia è la donna libera, in carriera, profondamente e intimamente vocata all’autorealizzazione di sé, che vorrebbe mettere a tacere quanto di più nobile c′è nell′essere femminile: il concedersi senza difese a chi si ama e accettare l′onere e la felicità del concepimento.

Il suo essere libero corre sui garretti del bellissimo levriero afgano, Boris, che impersona il buon selvaggio in cattività, veloce come il vento quando lo si lascia libero di scorrazzare negli spazi aperti di un parco cittadino. Il grande mestiere della Martini appare in tutte le sue tinte più vivide in corrispondenza della trattazione degli incontri in spazi protetti, con la presenza degli assistenti sociali e nella descrizione, delicata come la piuma di un cigno, di quel ritrovarsi – osservati da estranei – di padre e bimbo, dopo un lungo periodo di decantazione della bufera matrimoniale. Gli spazi delle aule giudiziarie, il ruolo di pubblici ministeri e giudici, tutto è trattato con grande leggerezza, restituendoci un senso della vita e delle istituzioni rapido e veloce come Mercurio quando annuncia la volontà degli Dei agli uomini. Anche l′impostazione del libro è interessante: i capitoli, tutti molto brevi, sono altamente energetici e densi, talvolta “impersonificati” e sapientemente allineati in successione alla stregua di un testo teatrale, costruito su di un solo atto e più di cinquanta cambi-scena. E, stavolta, statene certi, alla fine vedrete che c’è una… “Giustizia giusta”!

Feb
27
ven
2015
Giuliana Gargiulo – Colpo di scena. Incontri di una vita @ Istituto di Cultura Meridionale
Feb 27@18:00

Presentazione del nuovo libro di Giuliana Gargiulo: “Colpo di scena. Incontri di una vita”. Appuntamento presieduto dall’Avv. Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale.

Cover Gargiulo ok

Giuliana Gargiulo, nata a Sorrento, vive e lavora a Napoli. Giornalista e scrittrice, ex attrice con Eduardo, ha intervistato migliaia di personaggi dello spettacolo, della cultura e dell’arte.
Per dieci anni consigliere del Teatro Stabile di Napoli, è consigliere dell’Airc (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) e degli Amici del San Carlo, conduce tra i più importanti eventi culturali a Napoli e in Campania e la sua annuale rassegna “Sorrento gentile – Incontro con i protagonisti”

Il libro della Gargiulo, pubblicato dall’editore napoletano Pietro Graus, è giunto già alla seconda edizione a pochi mesi dalla pubblicazione, grazie anche all’impegno dell’editore e della sua casa editrice che rappresenta una realtà editoriale giovane e dinamica che mostra sempre grande attenzione al riconoscimento della tradizione in autori già conosciuti al pubblico; alla scoperta di talenti giovani in erba ed esordienti; alla valorizzazione della letteratura del territorio campano e meridionale.

Feb
20
ven
2015
Prof. Alfonso Celotto: “Il dott. Ciro amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale” @ Istituto di Cultura Meridionale
Feb 20@17:30

Presentazione del romanzo del prof. Alfonso Celotto “Il dott. Ciro amendola, direttore della Gazzetta Ufficiale”. Venerdì 20 febbraio 2015, ore 17.30 presso l’Istituto di Cultura Meridionale, Via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta) Napoli.

Set
17
lun
2012
MARGHERITA – ROMANZO DI ESORDIO DI LAURA MARTUSCIELLO @ Istituto di Cultura Meridionale
Set 17@17:30

Il romanzo esordio di una scrittrice genovese stregata da Napoli e dalle sue contraddizioni

Margherita è il primo romanzo di Laura Martusciello, scrittrice nata a Genova e vissuta a Napoli fino all’età di 25 anni.

 

Margherita è una donna che ad un certo punto della sua vita abbandona il tetto familiare per riscattarsi da una vita mediocre ed inizia a fare la puttana sotto l’egida di Peppino, il quale le garantisce vitto e alloggio e niente più, solo indifferenza  e a detta di Margherita “un errore, una creatura inutile”. Quella di Margherita è una vita che all’apparenza può sembrare squallida e misera, ma in realtà tutte le storie che si è trovata a vivere per il suo mestiere la hanno in un certo qual modo emancipata, le hanno lasciato qualcosa e poco a poco la donna del popolo scompare per far strada ad una donna che sa il fatto suo, forte delle sue convinzioni e dopo di tutto “le puttane non sono ignoranti, non lo sono affatto. Le puttane hanno saggezza e animo bifronte. Un poco femmina e un poco maschio.”  E poi anche per Margherita arriva l’amore, un amore fresco, genuino che spazza via tutta la bassezza della sua vita da puttana e per il quale arriva ad uccidere. Ed infine l’esperienza del carcere come autoanalisi, rinascita, un periodo durante il quale legge, impara, ascolta, scrive, conosce meglio se stessa e impara a scindere, distinguere, dividere e in un senso più ampio fare delle scelte di vita secondo i suoi appetiti.

Un racconto che dipinge una donna dalle tinte molto forti che sembra quasi prendere energia dalle prove difficili della vita, una donna che abbandona le sue convinzioni granitiche diventando malleabile e multiforme, ma al contempo ben strutturata. Il tutto è raccontato con estrema semplicità e scorrevolezza, ma è proprio questa semplicità che rende incisivo il racconto e d’altronde Napoli, con le sue contraddizioni ed i suoi abitanti,che in realtà definirei più personaggi, non può che essere descritta con una purezza stilistica che ti trascina nel profondo della bella città del sud e quasi ti fa sentire il profumo del sugo che borbotta, delle foglie di basilico appena colte, il calore del sole sulla pelle e quello dei suoi abitanti nel cuore.