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Presentazione del libro “L’Orologio Smarrito” di Carmen Moscariello, editore Guida.

28 Mag , 2015,
ICM
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Introduce e coordina Gennaro Famiglietti – Presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale

Intervengono con l’autrice, Carmen Moscariello,  Raffaele Messina e Annella Prisco

Letture di Wanda Marasco

Giovedì 28 maggio 2015 – ore 18.00 – Istituto di Cultura Meridionale – Via Chiatamone 63 – Napoli – Palazzo Arlotta

 

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Emozioni intense, riflessioni esistenziali, alternanza di luci ed ombre, si intrecciano con forza nella raccolta di liriche

di Carmen Moscariello “L’orologio smarrito” in cui l’autrice, attraverso un percorso interiore di sicura matrice auto

biografica,  ripercorre valori etici e tratti universali della condizione umana trasmettendo all’autore, attraverso una

serie di metafore, immagini di forte intensità, filtrate sempre con la lente dell’introspezione, e ricche anche di

un profondo senso religioso. Altra caratteristica che dona  pregio all’opera è la musicalità dei versi che riescono a

raggiungere le corde più profonde del lettore, restituendogli

una dimensione di luce e di grande armonia del sentire, in un susseguirsi di immagini reali ed oniriche, tenute

unite dal senso dell’equilibrio, e con una continua attenzione ai passaggi più importanti del vivere.

(Annella Prisco)

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Arrestare la corsa verso il nulla “L’Orologio Smarrito” di Carmen Moscariello

di Fiorella Franchini

       “Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci riportano indietro, e si chiamano ricordi. Alcune ci portano avanti, e si chiamano sogni”scrive Jeremy Irons. Carmen Moscariello usa piccoli ingranaggi per viaggiare e quando il suo orologio si ferma, il tempo riprende vita.     “L’orologio smarrito” – Guida editore – contiene una poesia così immediata e quotidiana da abitare le singole parole. Ogni verso fugge lontano e ritorna, riportando pensieri che respirano, parole che sussurrano.

Perché questo titolo per la sua silloge, Carmen?

Inizialmente l’avevo intitolata L’Incompiuta” ma alla fine del lavoro ho cambiato il titolo perché mi sono resa conto che in esso era narrato non solo il mio destino ma quello di tante persone care. Di questi infiniti percorsi umani, in cui la natura ha un ruolo determinante, si nutre questo mio sentire.

Che cosa intende per smarrito?

“Smarrito” va inteso non come abbandono della vita ormai tarda, ma il tempo come assoluta ricerca della libertà e della giustizia, come totale appassionata appartenenza all’umanità che non sempre si volta al grido d’amore dei poeti.

Aleggia un mistero difficile da spiegare che rivela l’invisibile dentro l’invisibile. Emozioni dell’anima, colorate d’ogni sfumatura, che fabbricano immagini. Metafore e richiami che hanno un affascinante potere comunicativo ed evocativo. C’è l’intera storia del cuore umano nelle parole di Carmen Moscariello e nei suoi silenzi perchè “una poesia è fatta anche di silenzio”.

Che cosa è il tempo?

Se pensiamo alla sua trasparenza, potremmo dire che il tempo sia leggibile e, come storia, ognuno di noi sia protagonista del suo tempo, nella successione dei fatti che spesso, o a volte, sul cuscino di pietra della memoria ognuno di noi ha l’opportunità di valutarlo, di giudicarlo nelle singole azioni o in tutte le azioni che determinano la vita.

Poche pagine dense di storia, quello del suo percorso esistenziale, costellato di difficoltà e di gioie, di quotidiano che diventa rappresentazione completa della realtà umana. “Una polifonica romanza d’amore, di vita, di sogni, di affetti per i figli, i nipoti, per una storia che ha ed ha avuto vicissitudini ricche di humanitas, e zeppe di empatia” la definisce Nazario Pardini nella prefazione. Nessun senso edonistico, né pessimismo ma un grande amore per la vita trasmesso con efficacia espressiva e morale.

“Ma cos’è mai la poesia?Più d’una risposta incerta è stata già data in proposito” si chiede Szymborska e gli fa eco il critico Raffaele Messina che, soffermandosi sui versi dell’autrice, durante la presentazione del libro all’Istituto di Cultura Meridionale con Annella Prisco, Wanda Marasco e Gennaro Famiglietti, si domanda quanto valga la parola poetica che regala emozioni e sentimenti, che ricerca e indaga il senso della vita. Inutile, appare, analizzare le radici e i tecnicismi; ovunque si percepisce un abbraccio tra poeti e un intreccio di scritture. Fortissimo è il valore del potenziale catartico di questa ispirazione sprigionato dalle espressioni figurate e dagli accostamenti di termini: la quercia è il simbolo di questa vita e poi “storie che raspano”, “mareggiate di sogni”, ”sussurri ruvidi”.

Melanconia del tempo, vaghezza, sogno, infinito atemporale. Nella semplicità dei contenuti un’essenza così pregnante da fornire un corrimano cui aggrapparsi per risalire il sentimento dell’essere e afferrare la contemporaneità, arrestando la corsa verso il nulla.

(napoliontheroad 1 luglio 2015)

 

 

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