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Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi – Presentazione: Gli anni delle meraviglie

5 Ott , 2016,
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Non c’è, probabilmente, nella storia umana e nella sua espressione attraverso l’arte, momento più alto e fervido d’invenzioni di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento, da Piero della Francesca a Pontormo. A Firenze, e non solo a Firenze, ma a Venezia, a Ferrara, nelle Marche, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli, in Lombardia, gli artisti danno vita a quello che è stato chiamato, con conferente definizione, “Rinascimento”.

Anche prima di quegli anni l’arte era stata sublime, ma Piero della Francesca la arricchisce di una intelligenza che trasforma la pittura in pensiero, in teorema, ben oltre le esigenze devozionali. Davanti alla Flagellazione di Urbino non è più sufficiente l’iconografia religiosa, e così davanti alla Annunciata di Antonello da Messina, alla Tempesta di Giorgione, all’Amor sacro e Amor profano di Tiziano, alla Deposizione di Cristo di Pontormo. Di anno in anno appaiono capolavori sempre più sorprendenti.

Tra 1470 e 1475 la creatività dei pittori e degli scultori raggiunge vette inattingibili; ma sarà così, di quinquennio in quinquennio, fino alla metà del Cinquecento. Sono gli anni di Mantegna, Cosmè Tura, Botticelli, Leonardo, di Raffaello, di Michelangelo, ma anche di Giovanni Bellini, di Lorenzo Lotto, di Tiziano, di Correggio, di Parmigianino. Sono gli anni delle meraviglie, in cui l’artista si sfida, in un continuo superarsi.

Il Rinascimento si radicalizza nel Manierismo, e ciò che era ordinato e razionale in Piero, diventa tumultuoso in Pontormo. Un’inesauribile potenza espressiva domina il mondo e lo arricchisce liberando ogni genere di fantasia.

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La “Sirena di Capri” di Silvana Galeone sarà esposta all’Expo

6 Mar , 2016,
ICM
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La “Sirena di Capri” di Silvana Galeone andrà all’Expo e avrà un posto d’onore nel Padiglione Italia.
L’annuncio da Capri è del critico e storico dell’arte Vittorio Sgarbi a margine della chiusura della mostra di Galeone, organizzata dall’Istituto di Cultura Meridionale nel grande hotel Quisisana.
L’esposizione, giudicata dalla critica e dal pubblico l’evento artistico più importante dell’agosto della isola azzurra, ha visto insieme, nella sala donna Lucia Morgano, alcune tele, ceramiche e opere in vetro dell’artista nata a Grottaglie, uno dei centri d’Italia più famosi per la creazione di oggetti di ceramica artistica.
Nel municipio caprese il presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale, Gennaro Famiglietti, dopo la consegna di una delle più prestigiose tele, che resterà esposta in una delle sale del Comune isolano, ha invitato il sindaco Gianni De Martino a essere presente con lui e l’artista nella giornata in cui verrà installata all’Expo di Milano la “Sirena di Capri”.
«Gli attori della filiera della cultura in Campania devono avere la capacità di relazionarsi sempre più e meglio con il territorio e di saper comunicare globalmente la nostra offerta – ha affermato Famiglietti –; di qui l’investimento che l’Istituto di Cultura Meridionale sta facendo e intende fare su Capri, non solo nel periodo estivo, di intesa con il Comune, avvalendosi, grazie anche a personalità come il professore Sgarbi, di momenti di proiezione internazionale come l’Expo».
Al termine della consegna del quadro e l’annunzio che un’opera ispirata all’isola e che porta il nome di Capri sarà esposta all’Expo, il primo cittadino ha detto: «Ancora una volta Capri e l’arte formano un binomio indissolubile che conferma la nostra isola come luogo di incomparabile cultura e di grande ispirazione artistica. Mi piace definire Capri come Musa di tutte le forme di arte e l’esposizione di quest’anno delle opere di Silvana Galeone ne sono un’ulteriore testimonianza». «La sua opera – continua De Martino – La Sirena di Capri sarà il simbolo di Capri all’Expo di Milano e questo ci inorgoglisce particolarmente anche perché sono sicuro che il nome di Capri rappresenterà, ancora, non solo l’isola ma l’intero Mezzogiorno, territorio di ineguagliabile ricchezza di tesori d’arte. Ringrazio Silvana Galeone, l’avv. Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale e grande amico di Capri, per averci dato un’ulteriore opportunità di dimostrare quanto richiamo di artisti il nostro territorio è capace di ravvivare. Qualsiasi artista a Capri ha trovato, trova e troverà il luogo ideale per la sua ispirazione e noi avremo sempre il piacere di ospitare chi della cultura e dell’arte fa il proprio ideale di vita».

photogallery
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video

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GESÙ NON AVEVA AMICI (E NEMMENO UNA FAMIGLIA)

4 Nov , 2015,
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Geo Nocchetti

GESÙ NON AVEVA AMICI (E NEMMENO UNA FAMIGLIA)

«In questo serio e impetuoso libello, che investe temi fondamentali della vita, dalla religione alla famiglia, alla politica, all’amicizia, alla fedeltà, al tradimento, si sente l’intelligenza viva e paradossale di un altro testo fondamentale del libertarismo: Difendere l’indifendibile di Walter Block.
Tutti i luoghi comuni sono rovesciati; ma in particolare un “luogo” comune, per la convergenza verso di esso di persone, altrimenti accorte, intelligenti, avvedute: il matrimonio. […] È inatteso, alla fine della lettura di questo insolito pamphlet, dissacratorio, sofistico, rigorosamente razionale e amaramente disilluso, ritrovare parole così positive, così semplici, così immediate.
E non sono parole in prestito, e neppure finzioni di mecenatismo, beneficenza, solidarietà, ma l’ultima soglia di resistenza contro la maggioranza conformista». (dalla Prefazione di Vittorio Sgarbi)

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«Mio fratello non aveva amici e nemmeno una famiglia.

Mio fratello non aveva una famiglia.
Il prossimo era la sua famiglia.
Mio fratello non aveva amici, ma discepoli.
Non c’è amicizia tra dissimili…».

“Pater familias”; “due cuori e una capanna”; “famiglia aperta”; “amico del cuore”.
Una fiera di luoghi comuni, quella che Nocchetti, nel suo irriverente pamphlet, analizza al luminol, arrivando a svelarne la vera natura: cellule economiche in cui omertà e complicità la fanno da padroni, avvicinandole pericolosamente alle relazioni di mafia e ai diversi nuclei criminogeni delle violenti tifoserie ultrà.
L’autore dissacra con realismo le categorie sociali di “famiglia” e “amicizia”, operando un radicale stravolgimento dei concetti e dei significati a questi termini storicamente associati.
Senza falsa diplomazia, affronta temi scottanti come il mercimonio della “Borsa dei sentimenti” e l’inflazione del vocabolo “amicizia”, passando dai compagni di partito al circolo degli “amici degli amici”, senza tralasciare quella che definisce, a rigor di logica, la giostra della “solidarietà organizzata”.
Realtà del nostro vivere, scandagliate con coraggio, rivendicando il “diritto all’odio”, non rappresentato come diritto di azione a ledere l’altro, ma come libero arbitrio a coltivarne il senso, così come la scelta della solitudine, tanto vituperata e temuta ai giorni nostri.
Con una lingua iperbolica e tagliente, ricca di frasi al vetriolo, Nocchetti affida al lettore le riflessioni irriverenti di una voce “fuori dal coro”, denunciando i falsi valori su cui si fonda la società moderna, consegnandoci una critica sociale degna del miglior Vidal. Geo Nocchetti nasce a Campobasso il 22 aprile 1959.

A ventidue anni si laurea con lode in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e, contemporaneamente, diventa giornalista professionista e poi avvocato. Specializzatosi in Diritto Amministrativo, comincia a lavorare come inviato speciale del «Diario di Napoli», collabora quindi con «Il Mattino» e infine approda in Rai, nel 1983 a Potenza e a partire dal 1988 nel capoluogo campano, dove è inviato speciale e vice caporedattore.
Si occupa di criminalità organizzata e di cronaca giudiziaria e nera, seguendo anche la cultura e gli spettacoli.
Lavora, sia in Italia che all’estero, per trasmissioni come «Samarcanda», «Piacere Raiuno», «Uno Mattina», «Italie» e «Serata Tg1». Dal 1988 al 1996 è corrispondente del settimanale «Famiglia Cristiana», dal 1996 al 2002 è inviato per «La cronaca in diretta», trasmissione per la quale realizza oltre 900 dirette. Dal 2000 al 2002 effettua servizi e collegamenti per la trasmissione «Porta a Porta».
Dal 2008 è editorialista del «Corriere del Mezzogiorno», l’edizione campana del «Corriere della Sera».
Ha pubblicato due biografie: Peppino Di Capri. Il sognatore (Rai-Eri, 2004) e Napoli solo andata… Il mio lungo viaggio (Sperling & Kupfer, 2005) su Mario Merola.
Con Tullio Pironti ha pubblicato nel 2010 il romanzo Saldi di fine emozione, accolto con grande favore da pubblico e critica.

 

 

 

 

 

locandina della mostra «La sirena di Capri» di Silvana Galeone

«La sirena di Capri», la mostra di Silvana Galeone nel Grand Hotel Quisisana

4 Ago , 2015,
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locandina della mostra «La sirena di Capri» di Silvana Galeone

La sirena di Capri è il titolo della mostra di Silvana Galeone, promossa dall’Istituto di Cultura Meridionale in collaborazione con il Grand Hotel Quisisana a Capri.

L’esposizione si terrà da domenica 9 a venerdì 21 agosto nella sala donna Lucia e nel caffè letterario Morgano dell’albergo Quisisana, posta sotto il patrocinio del Comune di Capri e dell’Azienda autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo dell’isola di Capri.

Domenica 9 agosto, alle 19, il vernissage, che vedrà la partecipazione del critico Vittorio Sgarbi.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni, dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 21.

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi: Gli anni delle meraviglie

7 Mar , 2014,
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L’Istituto di Cultura Meridionale ha avuto il piacere e l’onore di ospitare il critico d’arte Vittorio Sgarbi per la presentazione a Napoli del suo nuovo libro.

Ad introdurlo c’è il “padrone di casa” Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale: “Oggi con Vittorio Sgarbi suggelliamo un ulteriore anno ricco di successi e di grandi presenze qui all’Istituto di Cultura Meridionale tra cui il professor Antonino Zichichi, il sociologo Domenico De Masi, il filoso Aldo Masullo. Voglio poi ricordare la grande mostra d’arte internazionale che abbiamo organizzato a Castel dell’Ovo e tante presentazioni di libri e dibattiti. Credo che l’incontro odierno sia il più atteso e il più significativo.”

Il libro presentato oggi è “Gli anni delle Meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo” edito da Bompiani, è l’ultimo lavoro realizzato dal critico e storico d’arte ferrarese. “Il lavoro di Vittorio Sgarbi – ha continuato Famiglietti – ripercorre il periodo più produttivo e florido di un secolo che va dal Quattrocento al Cinquecento, il cosiddetto periodo rinascimentale. Mi fa piacere evidenziare che Vittorio fin da giovanissimo è stato in un continuo movimento alla ricerca del bello e della cultura. Con la sua Lambretta andava a visitare le varie chiese e musei e successivamente con la sua Volkswagen ha percorso “milioni” di chilometri sempre alla riscoperta di palazzi storici, di musei minori, delle chiese più nascoste, di residenze private, di una statua, di un affresco da scoprire. La ricerca e la cultura del bello porta con sé dei valori che se presi a modello della propria vita e di quella di una comunità intera possono guidarla come stella polare nel buio e nel caos dei nostri tempi. Questo è il grande merito di Vittorio Sgarbi”.

Dopo le belle parole del Presidente Famiglietti ha iniziato il suo intervento Vittorio Sgarbi: “L’anno delle meraviglie è il secondo di quattro volumi – ha spiegato – che seguono un percorso assolutamente tradizionale. Ho messo insieme quello che non si conosce, salvo per rarissime eccezioni, della grande storia dell’arte italiana.

Il primo volume, “il tesoro d’Italia”, partiva da Cimabue e finisce ai primi del Quattrocento. Questo riprende con Piero della Francesca e va avanti fino a Pontormo. Il prossimo andrà fino a Caravaggio e ai caravaggeschi. L’ultimo andrà da metà Seicento fino a Canova.

Questo libro tenta di dare degli strumenti di conoscenza elementare, naturalmente con scelte sofisticate di opere belle non conosciute ma anche conosciute, con dei commenti che vogliono essere un invito a vederle.

È quindi un’operazione pedagogica per chi finalmente vuole vedere quello che a scuola non gli hanno insegnato”. Questo è stato l’intervento di Sgarbi prima che iniziasse poi a commentare una serie di opere trattate nel suo libro le cui immagini sono state proiettate su uno schermo. Ha esordito chiedendo ai numerosi presenti: “Qualcuno di voi conosce Cristoforo Scacco?”. Nel silenzio della platea ha aggiunto: “Non lo cito a casa perchè è un genio della pittura italiana. Dove lavora? A Napoli. È un pittore veronese la cui formazione deriva da Mantegna.

È celebre perché ha dipinto un trittico con l’Annunciazione che è uno dei capolavori del Rinascimento. Problema: l’opera non si può vedere perché sta a Fondi, chiusa a chiave in una cappella di cui nessuno tiene le chiave”.

La carrellata è continuata con opere di pittori poco conosciuti, o più noti quali Antonello da Messina, Piermatteo D’Amelia, Benedetto Bonfiglio, Carlo Crivelli, Lorenzo Lotto, Vittore Carpaccio, Giovanni Bellini, Jacopo Carucci noto come Pontormo.

Nel cordo dell’incontro Sgarbi ha raccontato anche cose che non riguardano strettamente il libro, ma il “disordine del mondo”, come lui stesso lo ha definito.

“Viviamo in un mondo di pazzi e la città di Napoli è un emblema di quanto questo mondo sia strano. Oggi più che mai accadono cose assurde in ogni ambito, dal sociale al politico, che spingono l’Italia sempre più in basso. Da questa triste constatazione nasce la mia voglia di descrivere il momento italiano più alto e fervido d’invenzioni della storia umana.

Per ridare un senso all’Italia, bisogna prima imparare a conoscerla. Solo conoscendola realmente, il suo valore diverrà chiaro nel suo essere innegabile. Napoli, ad esempio, dovrebbe avere una gloria che non ha. Dovrebbe essere considerata per il suo inestimabile valore da tutti, ma purtroppo questo non accade. La colpa di chi è? Non dei napoletani, ma della pubblicità del male che tanto piace agli italiani da qualche anno a questa parte”, ha detto lo storico d’arte.

Con “pubblicità del male”, Sgarbi si riferisce all’esibizione costante che i media riservano ai fatti di cronaca; nel caso di Napoli, al fatto che per anni della città partenopea si è discusso solo in riferimento alla questione “monnezza”, oscurandone tutte le bellezze.

Questa sorta di compiacimento dell’orrore ha senza dubbio deteriorato l’immagine della città agli occhi di tutti, ma per Sgarbi essa è ancora in piena crisi anche a causa delle sue scelte politico-amministrative.

Resta comunque forte il legame di Sgarbi con la città di Napoli della quale si dichiara innamorato definendola: “Una Circe rivolta al peccato al punto che persino il cardinale Sepe credo abbia difficoltà”.

In chiusura, riprende parola l’avv. Gennaro Famiglietti annuncindo che nel 2015 ci sarà il primo premio Napoli-San Gennaro. “Questo riconoscimento, cha ha avuto anche il sostegno del Cardinale Sepe – ha spiegato – tende a raccogliere le opere rappresentate e disegnate da pittori internazionali attraverso la figura di San Gennaro o una sua scena. A marzo, poi, è prevista all’Istituto la presenza di un premio Nobel”.